lunedì 16 dicembre 2013

Master di II livello in Dietetica e Nutrizione Clinica

Oggi, lunedì 16 dicembre 2013, ho concluso il Master di II livello in Dietetica e Nutrizione Clinica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Pavia.
Come tutte le cose da ricordare, lo scrivo qui.





venerdì 22 novembre 2013

domenica 3 novembre 2013

La Scuola di Ancel è Rivista Telematica scientifica

È l'angolino in cui mi rifugio da oltre due anni, è la palestra che mi sta facendo crescere, sono gli amici che mi tengono per mano.
La Scuola di Ancel è ora ufficialmente Rivista Telematica scientifica, registrata all'Ordine dei Giornalisti del Lazio.
È la dimostrazione che il lavoro serio, la dedizione e l'impegno portano a fare grandi cose. È l'esempio lampante di quello che desidero per il mio futuro: un ambiente fertile, onesto, in cui lavorare. E lavorare. E lavorare.

Illustrazione di Gianluigi Marabotti

domenica 27 ottobre 2013

Intervista per il mensile "VERO SALUTE"

Intervista per il numero di Novembre 2013 del mensile VERO SALUTE sulla correlazione tra cibo e umore (servizio di Concetta Desando)







mercoledì 24 luglio 2013

Crescendo impari...

La foto è di Gio'
Crescendo impari che la felicità non è quella delle grandi cose. Non è quella che si insegue a vent’anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi…
Crescendo impari che la felicità è fatta di cose piccole ma preziose… 
E impari che la felicità è fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall’inverno, e che sederti a leggere all’ombra di un albero rilassa e libera i pensieri. 
E impari che l’amore è fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore, e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami. 
E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccoli attimi felici. 
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi. 
E impari che c’è felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c’è qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia. 
E impari che nonostante le tue difese, nonostante il tuo volere o il tuo destino, in ogni gabbiano che vola c’è nel cuore un piccolo-grande Jonathan Livingston. 
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità. 
(R. Bach)

domenica 9 giugno 2013

Intervista per il mensile "FOR MEN"

Piccola intervista sul numero di giugno di FOR MEN (pag. 30) sui frutti di bosco...

FOR MEN - giugno 2013

Articolo scritto da Rubina Ghioni

mercoledì 5 giugno 2013

Dai diamanti non nascono fiori

I fiori nascono dalla terra,
dal concime,
dai piccoli animaletti che la popolano,
dalle foglie secche
e marce che la nutrono.
Nascono dalla pioggia,
dai raggi del sole,
dai semi portati dal vento
e dalla pazienza nel vederli crescere
e poi sbocciare.
Nessun fiore è perfetto,
né duro,
né trasparente,
né eterno.
E' un fiore.
E' la perfezione dell'imperfezione della natura.

(P. Bianchini)

sabato 1 giugno 2013

21 luglio 2013 - Triathlon del Lago Moro

A tutto il mondo mondiale: non potete perdervi la prima edizione del Triathlon del Lago Moro!

Le tre specialità potranno essere fatte da uno sportivo o da una squadra:

  • 750 mt di nuoto
  • 12 Km mountain bike
  • 5 Km di corsa

Ecco il video del percorso!

Leggete il regolamento e poi iscrivetevi:


giovedì 30 maggio 2013

Avventura e sport: intervista a Marco Berni

Con Marco Berni
Bresciano. 190 cm per 70 kg di peso, magrissimo di costituzione. Le imprese che fa sono un insulto al suo fisico. Un incrocio tra un fantino e un giocatore di basket, dice lui.

Ristoratore di professione, si sta cimentando anche come presentatore della trasmissione Sport avventura in onda su RTB il venerdì sera alle 22:15. E, insieme a un’azienda di comunicazione, vuole organizzare corsi di team building portando la sua esperienza sportiva a favore di gruppi di persone che vogliono crescere dal punto di vista professionale e personale. Inoltre, tiene diversi incontri pubblici per raccontare le sue avventure e collabora con alcune scuole medie per insegnare ai ragazzi i valori dello sport pulito.

Fin da bambino ha sempre avuto la passione per la montagna e anche adesso gli basta una corsa o una passeggiata in mezzo alla natura per fare il pieno di energia.

Mai sport di squadra. Da ragazzo mingherlino veniva spesso lasciato in panchina.

Con queste imprese ha iniziato una decina di anni fa, ma da sempre ha questa grande voglia di vedere il mondo.

Ha partecipato nella sezione runner a sei edizioni della manifestazione Iditarod Trail Invitational, per un totale di quasi 6.000 km sui ghiacci dell’Alaska. Una competizione davvero al limite, la più dura al mondo: il percorso lungo misura quasi 1.800 km, fatti di tundra sterminata e deserti di neve con condizioni climatiche estreme. La competizione trae origine dalla più nota Iditarod Trail Dog Race, celebre corsa con i cani da slitta che si svolge sullo stesso percorso (da Anchorage a Nome). La gara si ispira a un episodio verificatosi nel 1925, quando un’epidemia di difterite colpì la città di Nome; date le pessime condizioni meteorologiche, che rendevano impossibile la spedizione via aereo o mare dell’antitossina, si ricorse alla tradizionale slitta. Da questo episodio fu tratto il film d’animazione Balto, il nome del cane da slitta che guidava uno dei team che raggiunse Nome a soli cinque giorni dalla partenza.

Laura: Che cosa ti ha permesso di portare a termine un’impresa simile?

Marco: Ciò che conta è la testa, la forza di volontà. C’erano atleti fisicamente molto più forti di me che hanno mollato. E poi il rispetto per chi mi aspetta a casa che, mentre io sono lontano, continua a lavorare anche per me. Fondamentale è anche l’organizzazione dell’impresa, non di poco conto: ognuno di noi si deve attrezzare e orientare in maniera totalmente autonoma.

L: Riguardo al cibo come ti organizzi?

M: Trascino una slitta di circa 20 kg su cui non posso certo caricare tutte le scorte per un mese, quindi spedisco agli uffici postali dei diversi villaggi sul tragitto dei pacchi contenenti i viveri che non posso acquistare sul posto. Non faccio grossi calcoli, ma indicativamente consumo circa 10.000 calorie al giorno. Sono come una locomotiva che ha continuamente bisogno di mangiare per andare avanti. Cerco il cibo quasi come fossi un tossicodipendente, ne sono sempre alla ricerca spasmodica ed è un bisogno che sento più forte di quello del sonno. Una volta mi è capitato di trovare per terra un pezzo di hamburger e di essermelo mangiato, felice come se avessi trovato 500 euro. Anche se ne ho a sufficienza ho sempre l’ansia di rimanere senza cibo. Se accadesse mi fermerei, come una pila scarica. Quando arrivo nei villaggi poi saccheggio i piccoli empori, comperando quantità enormi di cibo e mangiandone subito il più possibile.

L: Cosa metti nella lista della spesa prima di partire?

M: Il torrone: è molto calorico e al freddo ha la giusta consistenza. Non sono mai riuscito a mangiare le barrette, si induriscono troppo. Il salmone affumicato lo compro sul posto. Porto sempre il parmigiano, quello buono, stagionato 36 mesi. Mangio anche interi panetti di burro. Poi non manca mai la frutta secca e la cioccolata di cui sono goloso. Nei pacchi che spedisco a ogni tappa a volte infilo delle piccole golosità, come ad esempio un cioccolato particolare che mi piace, come se fosse un premio. Potrei portare tonnellate di cibo e non mi basterebbe mai.

L: Come fai a mangiare?

M: Ho un marsupio che mi serve anche a trainare la slitta in cui tengo il cibo. Normalmente consumo un pasto caldo ogni 15 ore, utilizzando delle apposite buste di cibo liofilizzato in cui è sufficiente aggiungere acqua calda.

L: Come ti alleni per preparare il tuo fisico a queste imprese?

M: Mi alleno quasi tutti i giorni in modo regolare e nel fine settimana faccio corse più lunghe. Vicino alla gara faccio anche 100 km in montagna, a volte tirando un copertone per allenarmi a trainare la slitta.

L: Come riposavi in Alaska?

M: Dove capitava. Bivacco veloce all’aperto in sacco a pelo, senza tenda. Riposavo un paio d’ore, non di più, per non raffreddare il corpo. In marzo faceva luce alle 8:30 – 9:00, quindi camminavo tutta la notte e verso le 7:00 preparavo il bivacco in modo da svegliarmi con la luce. Non potevo correre il rischio di addormentarmi profondamente, in mezz’ora puoi essere ricoperto dalla neve. A volte alloggiavo nelle scuole o in case private. Lì non c’era nulla di strano ad aprire la porta a uno sconosciuto e offrirgli un piatto caldo e un letto. Un piacere che provo solo in Alaska, dove ho instaurato delle amicizie profonde in pochissimi istanti.

L: E in quel di Brescia com’è la tua alimentazione?

M: Sono golosissimo di dolci e di carboidrati in generale. Da una vita provo a ingrassare, ma non ci sono mai riuscito. Qualche chilo in più mi darebbe più resistenza alla fatica e alla fame. Metto su un po’ di peso appena finita la competizione perché anche quando torno continuo a mangiare moltissimo, fino a quasi un mese dopo. Ma appena riprendo gli allenamenti seri ritorno al mio peso.

L: Mi parlavi della componente mentale…

M: Ho avuto spesso paura, ma mai sono andato nel panico. Avevo come uno sdoppiamento di personalità. Ho avuto persino delle aspre litigate con il mio alter ego. Una volta in cui mi sono perso, e ho impiegato più di otto ore a ritrovare il sentiero, sentivo il mio alter ego che mi rimproverava. Sono arrivato al pianto e questa cosa mi ha fatto paura. La spiegazione, per me, sta in diversi fattori stressanti che si sommano: la privazione del sonno e della giusta quantità di cibo e la grande fatica fisica.

L: Dunque, cosa è veramente essenziale?

M: Bastano 20 kg di attrezzatura per vivere: un sacco a pelo, un fornello per sciogliere la neve e cibo per un paio di giorni. Qui abbiamo davvero troppo. Non mi porto nemmeno il telefono satellitare per scelta, preferisco essere concentrato su quello che faccio.

L: Non si tratta di sport salutare il tuo, diciamolo…

M: No, assolutamente. Sono tornato il primo di aprile e ancora mi sto riprendendo. Quest’anno, come nel 2009, ho avuto un notevole calo della vista a causa dei forti sbalzi glicemici. Solo ora sto riprendendo completamente a vedere bene. Ho i piedi distrutti dalle vesciche che si sono infettate. Mi si sono rotte le scarpe e mi è entrata l’acqua. Ma con la testa sarei pronto a ripartire domani.

L: Quale messaggio vuoi dare a chi ti ascolta?

M: Mi piace molto organizzare incontri per le scuole, in cui parliamo di sport pulito. Sport in cui non è necessario vincere. Io, ad esempio, sono sempre arrivato secondo.

L: Integrazione?

M: In allenamento no, vado di pastasciutta. Durante le gare uso a volte gli aminoacidi ramificati, pochi sali minerali e omega 3.

Amo lo sport pulito e adoro queste nicchie sportive. Semplicemente, mi piace che se ne parli. Ognuno poi tragga i suoi insegnamenti.


Ringrazio Vitaliano Grassi per aver reso possibile questo incontro.

(Articolo scritto per La Scuola di Ancel)


Per approfondimenti:

sabato 25 maggio 2013

Sogna. Comincia ora.


Qualunque cosa tu possa fare,  
qualunque sogno tu possa sognare, comincia. 
L’audacia reca in sé genialità, magia e forza. 
Comincia ora.
Johann Wolfgang Göethe

martedì 21 maggio 2013

Torta ACE light

Foto di Noemi Feriti
Anche la nostra consulente di bellezza, la make-up artist Noemi Feriti, si è lasciata contagiare dalla voglia di buona salute e ci manda una nuova ricetta light, sana e gustosa. Per realizzarla ha utilizzato farina di kamut, miele e un mix di frutta e verdura. Ecco la ricetta.

Torta ACE light

Ingredienti per 6 abbondanti porzioni:

  • 160 g di farina di kamut
  • 1 uovo
  • 30 g di miele
  • 250 g di carote grattugiate
  • 100 g di succo d’arancia
  • 30 g di succo di limone
  • mezza bustina di lievito
  • un pizzico di sale
  • zucchero a velo, da spolverare in superficie

Preparazione:

Miscelare l’uovo con il miele e aggiungere il succo di limone e d’arancia. Unire la farina, il lievito, le carote e, infine, un pizzico di sale.

Mettere l’impasto in una tortiera. Per le dosi utilizzate è adeguata una teglia di alluminio rettangolare da cui si possono ricavare sei fette di torta belle grandi.

Cuocere in forno a 180°C per 45 minuti.

Terminata la cottura lasciar raffreddare e, quindi, spolverare con lo zucchero a velo.

Valori nutrizionali (per una fetta da 100 g):
  • 134 kcal
  • 4,5 g di proteine
  • 1,1 g di lipidi
  • 28,3 g di glucidi disponibili
  • 28,7 mg di calcio
  • 56,4 mg di sodio
  • 163,1 mg di potassio
  • 56,8 g di fosforo

Fonti:
(Articolo scritto per La Scuola di Ancel)

mercoledì 8 maggio 2013

Non si cambia restando uguali

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.  
La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.  
E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie.  
Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere 'superato'. 
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni.  
La vera crisi, è la crisi dell'incompetenza.  
L' inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita.  
Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.  
Senza crisi non c'è merito.  
E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.  
Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro.  
Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla (A. Einstein)

mercoledì 1 maggio 2013

Oggi come 19 anni fa...


Il mio nome è Ayrton e faccio il pilota e corro veloce per la mia strada, anche se non è più la stessa strada, anche se non è più la stessa cosa

Così inizia «Ayrton», canzone scritta nel 1996 da Lucio Dalla. 
La potete ascoltare cliccando sul titolo, ne vale la pena. Anche se forse vi dovrete emozionare.

Entrambi non ci sono più, ma hanno saputo lasciare il segno. Non è da tutti.

lunedì 8 aprile 2013

Per non rinunciare ai dolci

Foto di Noemi Feriti
Chi inizia una dieta spesso ha la sensazione che dovrà rinunciare alle cose buone e dolci per un tempo lunghissimo. Ciò ha senz’altro un effetto negativo sulla motivazione a continuare il percorso di cambiamento delle abitudini alimentari.

Ma allora perché non adattare al nuovo stile di vita il modo in cui si cucina? Se Maometto non va alla montagna, sarà la montagna ad andare da Maometto.

Uno fra i dolci più classici è la torta di mele. Se penso a questo dolce, penso alla nonna, al fuoco acceso in cucina, alle merende fatte tra una partita a Mondo e l’altra. E devo rinunciare a tutto questo solo perché devo perdere un paio di chili o devo controllare l’apporto di zuccheri con l’alimentazione?

Ho chiesto dunque consiglio a Noemi, un’amica che, essendo make-up artist, con la bellezza ci lavora ed è anche un’ottima cuoca. Volevo che adattasse per La Scuola di Ancel una ricetta classica, utilizzando alcune piccole accortezze che però hanno un impatto importante sul prodotto finale.

Sono bastati pochi tentativi per un risultato sublime per gli occhi e per il palato.

Torta di mele special edition

Ingredienti per una tortiera da 26 cm:
  • 7 mele
  • 180 g di farina integrale
  • 60 g di miele
  • 2 uova
  • mezzo bicchiere di latte intero
  • la scorza di mezzo limone
  • un cucchiaino di lievito per dolci
Preparazione:

Montare le uova con il miele fino a ottenere un composto spumoso.
Aggiungere la farina, il lievito, la scorza del limone e, sempre mescolando, il latte a filo.
Tagliare cinque mele a pezzi belli grossi e incorporarle all’impasto che verrà dunque versato in una teglia da 26 cm imburrata e infarinata.
Tagliare le restanti due mele a fettine e disporle in ordine sulla torta, in modo da creare una bella decorazione.
Infornare a 180° per 45 minuti.

In che cosa è speciale questo dolce? Intanto gli ingredienti sono pochi e semplici. Poi non è carico di zucchero, ma contiene solo un po’ di miele, sufficiente a esaltare il sapore già dolce delle mele che, tra l’altro, riescono a tenere morbido e omogeneo l’impasto anche senza aggiungere grassi. Inoltre la farina raffinata è sostituita con quella integrale, più ricca di fibre e vitamine.

Un dolce che riempie la pancia, gli occhi e il cuore. Tutta la famiglia ne può mangiare una bella fetta a colazione e, se per caso ne avanzasse un po’, si conserva bene avvolta nella pellicola per alimenti. Una colazione ricca e completa ha un’infinità di benefici e aiuta a limitare istintivamente l’assunzione giornaliera di calorie senza particolari rinunce.

Fonti:
(Articolo scritto per La Scuola di Ancel)

domenica 24 marzo 2013

Il corridore Marco Olmo

Con Marco Olmo
181 cm per 64 kg... se no, dice, non sarebbe atletica "leggera".

Prendo l'occasione di una serata in tema di corsa e volontariato per conoscere di persona Marco Olmo. Approfitto anche per salutare il mitico Battista Marchesi e per conoscere Vitaliano Grassi (il diavolo rosso).

Piemontese, classe 1948, è considerato uno dei più grandi specialisti di ultratrail. Ha un palmarès ricchissimo di gare estreme, tra cui diverse Marathon des Sables. A 58 anni vince l'Ultra Trail du Mont Blanc, la gara di resistenza più importante e dura al mondo: 167 km per oltre 21 ore di corsa ininterrotta. 

Vado alla serata con l'obiettivo di acquistare il suo libro "Il corridore" e farmelo autografare. Ma lui non ne ha portata nemmeno una copia. "Non sono un libraio" è la sua motivazione; in realtà vuole essere corretto nei confronti della scrittrice Gaia de Pascale che ha messo nero su bianco la sua storia (lui ha la quinta elementare e dice di non saper usare la penna, anche se io non ci credo... sa raccontare molto bene).

Con Battista Marchesi e Vitaliano Grassi
Perché ultratrail e non "semplici" maratone? Per non dover parlare di orari di treni: 3 e quaranta, quattro e dieci... (chi corre, mi capisce). E per correre il più solo possibile.
Odia le tabelle e si allena come gli pare.
E quando le condizioni sono troppo estreme (ad esempio in caso di temporali in alta montagna), gira i tacchi e torna a casa: meglio una vittoria in meno e 5 anni di pensione in più. "Lo sport è una cosa inutile, ti pare che devo rischiare le vita per una cosa inutile?".

Come tutti gli sportivi che piacciono a me, è semplice ed essenziale. Di massaggi e terapie non ne vuol sentir parlare. "Se lo sport è salute, a cosa servono tutti 'sti dottori? Se mi fa male qualcosa mi fermo, come fanno tutti gli animali".

Vegetariano da una vita, semplicemente per non uccidere.

Raccontare le emozioni che ho provato è impossibile. Comperate il libro e, se già non lo fate, iniziate a correre.

venerdì 22 marzo 2013

Quasi 104 e non sentirli...

Oggi 22 marzo 2013 Rita avrebbe compiuto 104 anni. A 39 scoprì l' NGF (Nerve Growth Factor), meritando il Nobel per la medicina.

Mai come in questi giorni mi risuona in testa una delle sue ultime frasi:
L'Italia è ricchissima di capitale umano, ma non l'ha mai considerato

Provo infinita tristezza nel sapere che molte facoltà universitarie, culla del nostro futuro, sono assediate da "vecchie" (non necessariamente in senso anagrafico) carampane arroganti, senza alcun entusiasmo verso ciò che fanno e con l'invidia nel cuore.

Tristezza per loro, che non sanno cosa sia l'amore per il proprio lavoro. E tristezza per me che, ancora, non ho capito come si fa a cambiare le cose.

Ma le biologhe, si sa, sono ribelli. E hanno la memoria lunga.

L'età delle scoperte è la gioventù... sempre se la vecchiaia fa dono delle sua esperienza.

sabato 16 marzo 2013

Finché c'è vita...

Foto da Facebook

Non ho mai scritto un post partendo da una notizia di cronaca, ma c’è sempre una prima volta.

Se mi è venuta la pelle d’oca un motivo ci sarà…

Iram Leon ha 32 anni e da due gli hanno diagnosticato un tumore al cervello con una speranza di vita di alcuni anni.

Nei giorni scorsi ha vinto una maratona in Texas (3 ore, 7 minuti e 35 secondi) spingendo lungo tutto il tragitto della corsa il passeggino con a bordo la sua bambina di 6 anni.

In una intervista ha detto di aver capito cosa significa vivere solo dopo che gli hanno detto che presto morirà.

Quindi ha deciso che non vuole perdersi un attimo di vita e ha deciso di farlo correndo.

martedì 12 febbraio 2013

La farinata di ceci

Gli ingredienti della farinata di ceci
Acqua, farina di ceci, un poco di olio buono e sale…


Ingredienti per 2-3 porzioni:

  • 125 g di farina di ceci
  • un rametto di rosmarino
  • un pizzico di sale
  • 350 ml d’acqua
  • un cucchiaio d’olio extravergine d’oliva
  • una macinata di pepe nero (facoltativo)

Preparazione:

Stemperare la farina con l’acqua aiutandosi con una forchetta o una frusta, facendo in modo che non si formino grumi.
Lavare il rosmarino e aggiungerlo alla pastella di acqua e farina.
Lasciare riposare la pastella per un’oretta.
Togliere il rosmarino, aggiungere un pizzico di sale e l’olio, mescolare bene.
Versare la pastella in una teglia in modo da ottenere uno strato di circa un centimetro.
Mettete in forno già caldo (circa 200°C) e cuocere per 15 minuti.
Togliere dal forno e, se piace, cospargere di pepe macinato.

La farinata di ceci può ricordare, nella preparazione, il castagnaccio (fatto con la farina di castagne). Anche se dal punto di vista calorico sono simili, le proprietà nutrizionali sono profondamente diverse; la prima, ad esempio, ha un contenuto maggiore di proteine (più del triplo), di ferro (il doppio), di calcio (oltre il doppio) e di zinco (più del triplo) rispetto al secondo.

Cibo povero, tipico di alcune zone del mediterraneo, è usato in alternativa al pane.

Una porzione di farinata di ceci (1/3 del prodotto ottenuto da questa ricetta) contiene circa:
  • 130 kcal
  • 9 g di proteine
  • 2 g di grassi (per metà rappresentati da acido linoleico)
  • 22 g di glucidi (quasi interamente amido)
  • 6 g di fibra
  • 2,4 mg di ferro
  • 47 mg di calcio
  • 320 mg di potassio
  • 120 mg di fosforo
  • 1,3 mg di zinco

Per approfondimenti:

(Articolo scritto per La Scuola di Ancel)

mercoledì 9 gennaio 2013

Intervista a Battista Marchesi


Con Battista
Nevica forte, la mattina che incontro Battista, e subito iniziamo a parlare di sci di fondo.
Battista ha 70 anni, è un meccanico in pensione ed è sportivo da sempre. Nato a Sedrina in Val Brembana, in provincia di Bergamo, ha iniziato a 10 anni con il calcio, poi è arrivata la corsa, lo sci alpinismo, lo sci di fondo.

È stato detentore del record del giro dei rifugi orobici (circa 80 km con 5000 metri di dislivello).

Nel 2005 è andato da casa sua, a Sedrina, fino a Capo Nord: 4028 km in 59 giorni, con una media di quasi 70 km al giorno. In questa avventura aveva al seguito un amico con il camper per i rifornimenti.

Arriva poi un 2006 a stelle e strisce con un coast to coast da Miami a Portland: 5500 km in 70 giorni, con una media di quasi 80 km al giorno in condizioni climatiche a volte estreme. In questo caso Battista era seguito da un amico in macchina e da uno in bicicletta.

Nel 2007 ha fatto il giro d’Italia, partendo da Cogoleto, in provincia di Genova (isole e Alpi comprese): 6500 km con una media di 85 km al giorno, anche qui seguito da un camper e da un amico in bicicletta.

Nel 2012 Battista supera il precedente record sulla distanza di 19100 km che era del quarantacinquenne Serge Girard, mettendoci 239 giorni, ben 21 in meno (1800 km circa di vantaggio, non so se rendo l’idea): 80 km al giorno in media, contro 73.ù
L’impresa è stata portata a termine dopo alcuni tentativi, che avrebbero minato la volontà di chiunque, ma non di Battista: una volta è stato fermato da una frana (dei sassi l’hanno colpito), un’altra è stato bloccato da una forte tendinite e la terza volta, quando già aveva percorso 4000 km, è stato aggredito da due balordi che per derubarlo lo hanno picchiato e accoltellato. Anche l’ultimo tentativo, poi riuscito, non è stato privo di difficoltà: una febbre molto alta stava per fermarlo.

Sarà l’aria che tira a Sedrina che ha questo portentoso effetto? Questo piccolo paese ha dato i natali anche a Felice Gimondi, amico intimo di Battista. «È stato fortunato» dice «che io non abbia avuto la possibilità di andare in bicicletta, altrimenti avrebbe dovuto farmi da gregario».
Quando tocco l’argomento alimentazione mi sento elencare cose tipo: latte, miele, pasta, carne, frutta. Moderazione e semplicità, quindi, e quasi nulla l’integrazione, che il nostro podista vede quasi con diffidenza.
Ora sogna di attraversare il Canada e di poter utilizzare la sua immagine per aiutare gli altri, soprattutto i ragazzi disabili per i quali lo sport potrebbe essere un aiuto terapeutico miracoloso.
Nel caso, ho prenotato un’altra intervista.

Laura19100 km è la distanza tra Parigi e Tokyo. Lei li ha percorsi quasi tutti sulle strade della Valcamonica (Brescia) vero?
Battista: Sì, alloggiavo in un albergo a Lovere (Bergamo), un paese sul lago d’Iseo, e poi ogni mattina partivo prima del sorgere del sole (d’estate anche alle 2:30 di notte per evitare il caldo). Non importava tanto la direzione, quanto far chilometri. La sera rientravo in hotel e, se necessario, avevo a disposizione un massaggiatore.

L239 giorni sempre di corsa. Nemmeno un giorno di riposo?
B: No, ho corso sempre, dal 4 marzo al 18 ottobre. Se mi fossi fermato anche un solo giorno, il record sarebbe stato annullato; dovevo fare almeno qualche km. Il giorno in cui ho fatto meno strada è stato quello in cui sono salito al ghiacciaio Presena per fare il Sentiero dei Fiori; ci tenevo a percorrere i suoi famosi ponti tibetani. Il giorno in cui ho fatto più strada invece, ho percorso 101 km perché era un po’ che desideravo superare i 100 km in un giorno; in quella occasione mi sono addormentato mentre correvo e sono finito in un canneto. Sono arrivato con 21 giorni di anticipo sulla tabella di marcia e, tra l’altro, gli ultimi 3 giorni ho dovuto rallentare in modo da arrivare di domenica, quando mi era stata organizzata la festa. Ho perso più di 50 km, ma ne è valsa la pena.

LCome ha convalidato il record?
B: Utilizzando un GPS. Ogni sera trasmettevo i dati alla mia società sportiva, l’ASD Runners Bergamo.

LChe velocità manteneva?
B: Le prime ore facevo circa i 9-10 km/h, poi gradualmente rallentavo fino a camminare, in modo da recuperare un po’.

LÈ vero che l’università di Verona ha voluto studiarla per capire le reazioni del fisico sotto sforzi intensi?
B: Sì, ho compilato delle schede con diversi dati: come ad esempio il battito cardiaco e la temperatura ambientale. Speriamo ne esca qualcosa di utile.

LAvrà consumato un bel po’ di scarpe…
B: Avevo con me otto paia di scarpe, che cercavo di alternare. Ogni giorno ne cambiavo almeno due.

LE come si gestiva con l’alimentazione?
B(Ride) È lì il segreto. Le prime due ore erano a stomaco vuoto, poi rientravo in camera e facevo colazione con tè, marmellata, miele, cereali. Quindi riempivo il mio marsupio con le provviste per la prima parte della giornata: tre piccoli panini con il salame o la bresaola, marmellata, miele, una banana e un’arancia. Intorno alle 14:00 rientravo di nuovo in albergo, bevevo una bibita e mangiavo ancora tre panini, di cui almeno uno col salame e poi tanta frutta. A cena invece mangiavo un pasto completo al ristorante. Bruciavo circa 5000 kcal al giorno.

LIntegratori?
B: Pochi, non li desideravo. E poi ho la mia filosofia: se prendi integratori è come se non fosse più farina del tuo sacco. Secondo me è un po’ una mania per far spendere soldi. Ho preso, raramente e quando ne sentivo proprio la necessità, un integratore di vitamine e sali minerali. Bevevo normalmente acqua, avevo una piccola borraccia da 200 ml che riempivo di fontana in fontana… ormai conoscevo a memoria quelle con l’acqua più buona. L’integratore che mi dava più la carica era il caffè del bar al Lago di Rogno, era diventata come la mia seconda casa. Mi fermavo tutti i giorni, dopo i miei 80 km; lì riposavo un po’ la testa leggendo un attimo il giornale, bevendo quel caffè che mi dava una carica enorme.

LIl corpo come ha reagito?
B. Benissimo, non sono mai andato così bene come quest’anno. Sono aumentato di un kg, da 65 a 66 kg. Io di solito calo di peso quando sto fermo, tutto al contrario della gente normale.

LEra sempre solo?
B: No, a volte incontravo amici che mi aspettavano per fare un pezzo del loro allenamento assieme a me, anche se poi ognuno prendeva la propria strada. Facevo molto volentieri due chiacchiere anche se non potevo permettermi di aspettare o rincorrere qualcuno, avevo una tabella precisa da rispettare.

LMi racconta un episodio particolare che le è accaduto durante questi otto mesi?
B: Un episodio molto intenso è stato l’incontro con un ragazzo di colore in evidente difficoltà. Gli ho dato i pochi euro che avevo con me e i miei panini (qui Battista si commuove, ma il sorriso torna al ricordo di essere poi andato lui stesso in crisi di fame). L’ho cercato ancora i giorni seguenti, per sapere come stava, ma non l’ho più visto.

LQual è stata la maggiore difficoltà?
B: L’unica cosa che ha rischiato di fermarmi è stata la testa, non il fisico; ogni tanto sentivo che mi abbandonava il coraggio e c’è stato un momento in cui ho avuto paura di non farcela. Allora cercavo di fare un po’ di salita, mi aiutava a liberare la mente. Avevo il pensiero dei miei cari a casa, preoccupati per me. Per fortuna ho avuto il sostegno dei miei familiari e di tanti amici. Per questo ci tengo molto a ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutato, in particolare la gente della Valcamonica.

LHa ripreso a correre?
B: Per ora no, sono stanco.

Credo che i pensieri che occupano la mente in situazioni così estreme non si possano, né debbano, dire. Ma sono convinta che sportivi come Battista abbiano tanto da dirci. E, per quello che può contare, rappresentano per me la vera essenza dello sport come metafora di una vita semplice ed equilibrata.
(Articolo scritto per La Scuola di Ancel)